Alessia Martini, tra corse e università, in bici “tre metri sopra il cielo”

Il plotone del ciclismo femminile è un’autentica miniera di belle storie, che troppo spesso però purtroppo finiscono per sfumarsi e disperdersi nella massa del gruppo, per la distrazione di noi che dovremmo raccontarle e invece finiamo per concentrarci solo su risultati e ordini d’arrivo. Oggi raccontiamo quella di Alessia Martini, cognome importante, non solo per l’omonimia col grande Alfredo, ma anche perché la sua famiglia rappresenta uno dei pilastri del ciclismo aretino, con il padre Antonio che presiede il Comitato Provinciale delle FCI, quello che organizza più corse in tutta la penisola. La vicenda di Alessia, una carriera giovanile di altissimo livello, è anche esemplare della condizione delle cicliste italiane in questo momento storico, delle difficoltà che devono affrontare per portare avanti quella che è la passione della loro vita. Alessia corre e studia con grande profitto, una scelta che richiede grande determinazione e comporta gravi sacrifici, tutti però ripagati da quelle ore passate in sella, perché andare in bici rimane comunque la cosa più bella che si possa fare. E per spiegarcelo non c’è niente di meglio delle sue parole, in questa chiacchierata che abbiamo fatto a cavallo tra 2015 e 2016, tra passato, presente e futuro

Si è chiusa la tua quinta stagione tra le élite, che bilancio ne fai?

È stata un’annata piena di sacrifici ma anche di tante soddisfazioni; come squadra siamo riuscite a fare alcuni piazzamenti che per noi sono state come vittorie e abbiamo lavorato molto bene assieme. Si sono creati dei veri e propri rapporti di amicizia, cosa abbastanza rara purtroppo per l’ambiente ciclistico.

Qual è stato il momento più bello del tuo anno?

Il momento più bello sia dal punto di vista della condizione che del rapporto con le mie compagne è stato in Francia nella trasferta per Trophée D’Or e Gp di Plouay; per me sono due gare molto stimolanti che mi piacciono particolarmente. Ero anche in forma, cosa importante perché sono stata direi fondamentale per le mie due capitane e proprio per questo mi sono sentita “importante” e ho potuto apprezzare anche il loro lato umano e come siano state capaci di guidarmi in ogni situazione. Anche a detta loro ho superato alla grande questa prova di responsabilità che mi era stata data: fino a lì l’avevo anche con altre compagne, mentre in quelle occasioni ero sola e ho fatto vedere di che pasta son fatta! Aggiungerei anche il fatto che mi è stata concessa una domenica “libera” e proprio in quell’occasione a Bolzano ho rivissuto quell’emozione che da alcuni anni non riassaporavo: il brivido di poter lottare per la Vittoria! Il 3° posto ottenuto quel giorno per me vale molto, è stato un grande stimolo e mi ha permesso di riprendere fiducia in me stessa, cosa che forse avevo perso! Ho fatto vedere a tutti che l’Alessia c’è ancora anzi c’è sempre stata, ma quando fai delle scelte nella vita è ovvio che non è facile rimanere competitiva ad alti livelli, frequentando anche l’università!

Come sta andando adesso questo periodo di riposo a fine anno? Che obiettivi ti poni per la prossima stagione?

Dopo la conclusione della stagione mi sono presa un periodo di stop e relax anche se comunque sia devo ho sempre avuto l’impegno delle lezioni all’università. Ora da due settimane circa ho iniziato il lavoro in palestra e soprattutto a uscire in Mtb, seguite da un’alimentazione sana ed equilibrata. Verso dicembre penso di riprendere con la bici da strada e vedremo come organizzare gli allenamenti! Gli obiettivi del prossimo anno saranno prima di tutto quello di calare qualche chiletto e poi cercherò di tornare competitiva nelle volate (che sono sempre state il mio campo), anche se non sarà facile visto il livello delle mie avversarie (sorride).

Per il prossimo anno rimarrai ancora a Vaiano, dove sei cresciuta. Cos’ha di così speciale questo ambiente per te?

Sì, sarò sempre al Vaiano, ormai è la mia seconda casa! Quest’anno festeggerò un decennio con loro, direi che sono stati dieci anni bellissimi e indimenticabili! Io non smetterò mai di ringraziare la mia squadra perché è seria, non ti mette pressione, ti lascia lavorare in tranquillità e non pretendono di vincere ogni domenica, siamo veramente come una famiglia ed è questa la cosa bella del Vaiano!

Nel lustro che hai vissuto da élite, come hai visto evolversi il movimento femminile. Secondo te c’è stata una crescita sia da un punto di vista tecnico che mediatico?

In cinque anni trascorsi nella categoria élite ho visto molti cambiamenti, alcuni in meglio, altri in peggio. Una delle cose da riguardare è il fatto che molti dicono che siamo professioniste, ma poi in realtà restiamo dilettanti, per certi aspetti del movimento addirittura allo sbaraglio! Il problema principale è la remunerazione: nel ciclismo femminile per molte atlete non esiste proprio, quando facciamo la stessa, se non maggiore, fatica dei maschi e questa è una vera ingiustizia! Ed è per questo che alcune decidono anche di studiare per costruirsi un futuro più solido!

La prossima stagione sarà un’annata storica per il ciclismo femminile, con la nascita del World Tour. Ti sei fatta un’idea di questa riforma? Per te porterà dei vantaggi al movimento?

Dal 2016 ci sarà questo World Tour, però sinceramente ancora non mi sono bene informata, preferisco sempre leggere e documentarmi prima di esprimere un giudizio, piuttosto che basarmi sulle chiacchiere che si sentono in giro; l’unica cosa che posso dire è che spero serva a portarci più notorietà e riconoscenza da parte del pubblico (e non solo) e che sia una riforma pensata per far crescere davvero il movimento e non tanto le tasche degli uomini d’affari.

Qual è la tua gara preferita del calendario?

Due delle mie gare preferite sono le Strade Bianche (ovviamente visto che è la gara di casa) e il Fiandre, spero di correrle anche il prossimo anno!

Oltre a correre in bici, tu sei impegnata con grande profitto nella carriera universitaria. Ti sei già laureata e stai proseguendo a studiare. Quanto è difficile conciliare le due attività?

Prima parlavo di università, ebbene sì, sono al secondo anno della specialistica in Medical Biotechnologies a Siena. Come hai detto tu mi sono laureata lo scorso anno nel corso triennale e uno degli obiettivi del prossimo anno sarà anche quello di concludere il mio percorso di studi con la laurea magistrale! Riuscire a conciliare tutto non è mai stato facile e nemmeno adesso lo è, di sicuro ci vuole organizzazione, tanta buona volontà, spirito di sacrificio e cosa non meno importante è la determinazione e la testardaggine di fare le cose anche se hai tutto il mondo addosso. Posso dire di ritenermi fin qui soddisfatta delle mie scelte e dei miei traguardi e per questo di essere orgogliosa di me stessa.

Che consiglio daresti a una giovane ragazza che volesse iniziare a praticare il ciclismo?

Consigli da dare? Beh, ce ne sarebbero molti, ma penso che ce ne sia uno che vale più di tutti: se una cosa ti piace la fai e tutto il resto è una scusa! Certo. una ragazza che fa ciclismo non si deve aspettare una vita facile, perché dovrà molto sacrificarsi e fare delle scelte rinunciando ad alcune cose, ma come ho detto prima: “Se ti piace vai, sennò ti fermi e aspetti che passi qualcos’altro di interessante!”. Dubito però che ci siano molte cose migliori della bici, perché l’adrenalina, la felicità e la voglia di vivere che hai quando sei in sella te le possono dare poche cose nella vita. Per me la bici è libertà, quando salgo stacco da tutto e mi sento come tre metri sopra il cielo, è una sensazione strana da far venire i brividi, brividi di felicità!

Grazie mille Alessia per la disponibilità!

Grazie a voi, e adesso da buona atleta vado a riposare che prosegue la settimana piena di allenamento e studio!

Nella foto: Alessia Martini (foto Matteo Romanelli)